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Trasformare il sociale generare cambiamento
- 4 mar 2026
- Vita della Facoltà
È la Sala della Lupa presso il Palazzo di Montecitorio, la Camera dei Deputati di Roma, a fare da sfondo, il 4 marzo 2026, al convegno nazionale «Insieme per i giovani. Trasformare il sociale, generare il cambiamento», in cui viene inaugurata l’Associazione «In rete con le salesiane» ETS, una realtà che oggi coordina oltre duecento presenze educative in tutta Italia, di cui fa parte anche la Facoltà con la fondazione «Educare Insieme ETS».
Dalle 11.00 alle 13.00, il convegno, coordinato dalla Dott.ssa Maria Antonietta Spadorcia, vicedirettrice del TG2, si apre con i saluti istituzionali dell’On.le Maria Teresa Bellucci, Viceministro del lavoro e delle politiche sociali e di suor Angela Maria Maccioni, Coordinatrice delle Superiori provinciali salesiane d’Italia.
A questo momento introduttivo, segue il convegno, articolato in due sessioni di approfondimento.
Nella prima su «Un sociale da trasformare», intervengono Cinzia Castagnaro, Ricercatrice senior ISTAT -Docente di demografia e statistica presso l’Università degli Studi Guglielmo Marconi (Donne e giovani: sfide attuali e future) e Amedeo Piva, Presidente Vides ODV Volontariato Internazionale Donna Educazione Sviluppo (Il valore dell’impegno sociale oggi).
Nella seconda sessione, «Come generare il cambiamento», l’intervento di Michele Marmo, Presidente di AssociAnimAzione, fondatore di Vedogiovane di cui è consigliere (Il ruolo delle reti educative), della prof.ssa Piera Ruffinatto, Preside della Facoltà «Auxilium» (Ripartire dai giovani: la proposta salesiana oggi) e di mons. Claudio Giuliodori, Presidente Commissione Episcopale per l’Educazione cattolica, Scuola ed Università, della CEI (Generare il cambiamento con la Chiesa e nella Chiesa).
L’Associazione «In rete con le salesiane» ETS è un’iniziativa che nasce dall'urgenza di rispondere alle sfide demografiche e sociali che colpiscono i giovani e le donne nel nostro Paese. Di fronte a queste sfide, le realtà salesiane scelgono di fare un passo in avanti: mettere in rete competenze, presidi educativi e visione pastorale per offrire risposte più forti, coordinate e incisive ai giovani e alle donne.
Il contributo femminile è decisivo per la qualità della famiglia, della società, dell’economia, del benessere comunitario. Investire nelle giovani donne significa generare futuro, innovazione, stabilità. E, parallelamente, crediamo sia fondamentale educare anche i giovani uomini a relazioni improntate alla reciprocità e alla valorizzazione dell’altro. Per costruire una società più equa servono entrambe le dimensioni: autocoscienza femminile e maturazione dell’autocoscienza maschile. Il nostro impegno è promuovere contesti dove tutto questo possa accadere in modo concreto.
L’intervento della Preside
Ripartire dai giovani: la proposta salesiana oggi
Introducendo il suo intervento, la Preside afferma che «se oggi vogliamo immaginare un Paese capace di futuro, il primo passo è guardare ai giovani. Non in modo retorico, ma con lucidità. Oggi vediamo ragazzi e ragazze che vivono in un tempo pieno di opportunità, ma anche di fragilità nuove: isolamento sociale, dipendenza dai dispositivi digitali, ansia scolastica, burnout precoce, pressione da prestazione. Al tempo stesso, li vediamo scendere in piazza per il clima, mobilitarsi per i diritti, chiedere ascolto e strumenti per costruire una società più giusta.
Dietro queste manifestazioni, dietro le fatiche e le proteste, c’è una domanda molto chiara rivolta a noi adulti: cosa stiamo perdendo se rinunciamo ai giovani?»
È una domanda che non possiamo più evitare. E propone tre piste di lavoro: la presenza adulta, lo spazio del prepolitico, la rete come metodo.
Perché «Ripartire dai giovani significa iniziare dal mondo adulto» che significa essere «una presenza costante ma discreta, rispettosa ma capace di orientare, ferma ma amabile. Papa Leone, nel Giubileo del mondo educativo del 2025, ha ripreso questa immagine parlando degli educatori come “stelle-guida”: non chi traccia la rotta al posto del giovane, ma chi offre punti di riferimento sicuri mentre il giovane scopre la sua strada».
La seconda dimensione è l’ambiente. L’oratorio di Don Bosco è un concetto replicabile in qualsiasi territorio, anche senza strutture. È un modo di abitare lo spazio educativo e sociale: accogliente, inclusivo, promozionale. Per la Preside, «oggi questa intuizione può tradursi in un contributo molto attuale: orientare l’energia dei giovani - per la giustizia sociale, l’ambiente, la pace, i diritti - non solo verso la protesta, ma verso quello che chiamiamo prepolitico. Il prepolitico è il luogo dove si formano valori, relazioni, abitudini, coscienze. Dove il cambiamento inizia molto prima dei voti e delle manifestazioni». Sono spazi in cui i giovani scoprono la forza della partecipazione, dell’impegno, dell’aiuto reciproco. E attraverso questo diventano cittadini attivi, capaci di contribuire al bene comune.
Infine, la rete come metodo. «Don Bosco non lavorava mai da solo. Oggi questa intuizione si traduce in un principio fondamentale: fare rete non è una scelta organizzativa, è un metodo educativo. Significa attivare fattori protettivi: contrastare la deprivazione socio-culturale, la marginalità familiare, le influenze negative. E allo stesso tempo significa promuovere: sviluppare competenze, responsabilità, bellezza, desiderio di bene. Una rete educativa forte è quella che intreccia risorse, visioni, strumenti».